lunedì, 7 Dicembre 2009

LETTERA APERTA AL PROF. PIER LUIGI CELLI

Egregio prof. Celli, ho letto con attenzione la sua lettera , ho meditato a lungo, e in quella sua accorata invocazione a suo figlio ho trovato molto del travaglio che da tempo agita il mio animo.

Si ora che anche la mia esistenza ha virato alla prima Boa della mia vita e mi accingo a compiere l’ultimo rettilineo, tracciando un bilancio di quanto ho potuto contribuire, partecipando con il mio pensiero e il mio agire alla costruzione del futuro per i nostri giovani, sento tutta l’amarezza che sente Lei per l’incerto futuro dei nostri figli.

Già! Nel voltarmi indietro e ricordando le speranze che abbiamo cullato e le lotte democratiche e non violente combattute per poter costruire un mondo più giusto e equo, dove il merito fosse il parametro principale per la valorizzazione delle capacità per l’inserimento nel mondo del lavoro. Qualcuno dirà, e non a torto, erano altri tempi!? Volevamo cambiare il mondo e oggi ci troviamo ad essere una classe di perdenti, si perdenti ! perché non siamo riusciti a cambiare il tessuto sociale nel quale ci siamo adagiati trasportati dal nostro aver raggiunto una posizione che ci permetteva una sicurezza seppur senza agiatezze, ma pur sempre sicurezza. Si quella sicurezza che i nostri giovani sognano come una oasi nel deserto. Nel tempo sono state inventate tutte le formule possibili per creare precarietà e insicurezza con la falsa convinzione che tanto ci saremmo stati noi a tutelare i bisogni dei nostri figli. E loro, nella maggior parte, salvo alcune eccezioni illuminate ,si sono adagiati in questo effimero e troppo facile ricevere soddisfacimento dei loro bisogni . Questa situazione ha fatto mancare nei giovani la sana voglia di combattere per il raggiungimento dei loro obiettivi.

Ebbene il mio modo di vedere è questo: “cari giovani, non delegate a nessuno il vostro futuro, organizzatevi, combattete per una società diversa sapendo che tanto nessuno vi darà niente di più di quello che vi conquistate” , sta anche a voi non cercare scorciatoie politiche o nepotistiche perché non sarebbe onesto e quella meta raggiunta seppur comoda vi rimarrà nel fondo della vostra coscienza ingiusta e poco gratificante.

Sì, non condivido il suo appello a suo figlio esortandolo ad andare all’Estero a trovare una terra più giusta e imparziale. A mio avviso più giusto sarebbe esortarlo a combattere unitamente agli altri giovani per la costruzione di una società diversa da quella che egoistica e individualista che attualmente viviamo! Sarebbe una soluzione fin troppo facile dato il suo censo, e gli altri???. Quelli che non avrebbero neanche la possibilità di espatriare perché non saprebbero dove andare perché privi di mezzi di sostentamento in attesa di trovare un lavoro che diventa sempre più difficile trovare?

 

Articolo pubblicato sulla rivista “Il Magistero del Lavoro” n. 1, marzo 2010

 

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