domenica, 1 Maggio 2011

1° MAGGIO 2011

Ho cercato dentro di me di analizzare il senso e il significato del primo maggio nel 150° dell’unità d’Italia, cercando di separare, non senza una grande difficoltà la grande gioia e l’orgoglio di essere tra coloro che stanno vivendo questo anniversario da protagonisti, portando il mio contributo nelle scuole tra i giovani e dando loro, il contributo dei Maestri del Lavoro d’Italia per una concreta agevolazione al loro inserimento nel mondo del lavoro, e il forte disagio per la mancanza di provvedimenti legislativi che modifichino la insicurezza e precarietà che versano i nostri giovani e nonché i vari distinguo tra le forze sindacali, nonostante i richiami all’unità del nostro Presidente della Repubblica . Eppure in questa nostra società sempre più egoista ed individualista dove la parola d’ordine sembra sia quella di “tutti contro tutti” pur di raggiungere la sicurezza per se e per la propria famiglia. Vi è ancora tempo per un ripensamento ad una inversione di tendenza se per un attimo si riuscirà a far tacere l’egoismo personale , tutti noi e non solo i nostri governanti ci impegniamo a creare con il nostro agire percorsi di solidarietà a favore di coloro che stanno peggio di noi. Eppure saggiamente i nostri padri fondatori nell’indicare nel primo articolo della nostra carta costituzionale che cita:

“L’ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO, LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO CHE LA ESERCITA NELLE FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE”

Dando così priorità su tutto al lavoro, sì, quella importantissima missione dove tutti i cittadini sono chiamati a svolgere, che ognuno di noi ha diritto di avere e obbligo di svolgere nel miglior modo possibile, per la crescita della nostra Nazione., mi sorge spontanea la domanda, come si può sperare in una società più giusta, se non si garantisce il primo e più importante diritto che un cittadino possa avere ? Il lavoro!!
Voglio sperare che nel prossimo futuro l’¢impegno di tutte le forze politiche, sindacali, imprenditoriali artigianali e del mondo rurale, il primario impegno sia quello di creare disponibilità di posti di lavoro stabile e sicuro, e non quella parvenza di occupazione che è quello del lavoro precario e sottopagato, che non assicura futuro ai nostri figli e magari poi si ha anche la presunzione di chiamarli “bamboccioni” se sono costretti a vivere sino ad età non più giovane che si avvicina sempre più alla maturità sotto il tetto paterno per necessità.
Coraggio cari giovani, se continuerete a combattere cercando il giusto e legittimo inserimento in questa nostra società sono sicuro che troverete la vostra naturale e meritata collocazione per il bene vostro e della nostra cara Italia. Il futuro non può che essere vostro!!!

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